Biblioteca Civica di Piovene Rocchette



Angelo Urbani




MAGGIO 2014



In collaborazione con GAM e Apuntozeta.name







1: "... essere nel bosco come in uno studio d'artista..."

presentazione di Armando Bertollo







2: L_uomo e la pietra   

introduzione all' Opera di Angelo Urbani

scritto di Sergio Zanone pubblicato nel sito www.apuntozeta.name







3: Il segno-parola nell' Opera di Angelo Urbani

saggio di analisi critico-antropologica di Sergio Zanone








Opere di Angelo Urbani esposte alla Biblioteca Civica di Piovene Rocchette
























1


NEL BOSCO CON L'AUTORE

Angelo Urbani


Sabato 24 maggio 2014

(ritrovo alle 15:30 in Birreria Vecchia a Piovene Rocchette)


Presentazione di

Armando Bertollo

Intervento di

Sergio Zanone



"... essere nel bosco come in uno studio d'artista..."



"Dopo Roberto Cogo nel 2012 ed Enio Sartori nel 2013 quest'anno, il 24 maggio dalle 15:30 con ritrovo in Birreria Vecchia a Piovene Rocchette, ad accompagnarci sui sentieri del Summano sarà l'artista/autore di Cornedo Vicentino Angelo Urbani. Passeggiare e conversare per i sentieri del bosco con Angelo Urbani (alcune sue opere sono esposte fino al 10 giugno nelle sale della Biblioteca di Piovene Rocchette) è un'esperienza speciale. I segni della natura sono per Angelo Urbani presenze rivelatrici, scritture e forme autentiche che ci introducono all'arte, alla poesia, al pensiero più originario e puro dell'uomo. Platone insegnava che l'uomo non può rivaleggiare con la natura in materia di creazione e di bellezza. L'uomo però, ci dice Angelo Urbani, può trasformare i segni della natura in segni culturali e poi i segni culturali in cose che ci introducono al pensiero poetico e artistico: un pensiero poetico e artistico che ricerca la sua bellezza nell'essere forma del pensiero, momento di incontro con la filosofia. Secondo Martin Heidegger, il pensatore tedesco che per Angelo Urbani è spesso motivo di meditazione e riflessione, il poetico e l'estetico, la poesia e l'arte, sono origine e destino della filosofia stessa. Ma non ci deve spaventare se per parlare di poesia e arte si mette in gioco anche la filosofia, perché, lo capiremo meglio in compagnia di Angelo Urbani, una volta raggiunta la consapevolezza delle proprie capacità, potenzialità e limiti, tutto si risolve nella naturalezza: dalla natura alla naturalezza di un gesto, oggetto, segno che diventa culturale, umanizzato, nel senso che dice dell'uomo.



Angelo ci farà fare l'esperienza di essere nel bosco come in uno studio d'artista, un luogo intimo, familiare dove l'autore cerca e trova i materiali per la sua opera, trova il linguaggio che parla dell'uomo e della sua condizione, con il rispetto e l'attenzione di chi riconosce la Sacralità del grande mistero della vita. Sergio Zanone, artista e critico, Direttore del sito di informazione e promozione culturale Apuntozeta. Name/Linguaggi dall'Alto Vicentino, con un approfondito intervento ci introdurrà alcuni aspetti della ricerca artistica di Angelo Urbani."


Armando Bertollo




2


L_uomo e la pietra   



introduzione all' Opera di Angelo Urbani

scritto di Sergio Zanone pubblicato nel sito www.apuntozeta.name










L' opera di Angelo Urbani è Deserto. Lei assorbe ogni rumore. Refrattaria al brusio della parola, emana silenzio. Campo d' azione del puro silenzio. Sei solo davanti a Lei , solo e senza voce: poichè Lei riflette ciò che sei: allora non puoi più parlare e non puoi nasconderti: ogni parola è menzogna. Nudo , nel deserto non c' è rifugio. Vorresti poter toglierti la pelle, i muscoli, la carne sino alle ossa. Vorresti poter rimanere senza le ossa, senza le braccia e senza le gambe, senza il volto.Quale volto? Cosa resta, alla fine? Uno. Molti, Infiniti. Infiniti segni senza senso, senza il senso della propria esistenza? Il ritmo dell' Umanità. Cosa resta, alla fine? Terra. Il segno si frammenta, si dissolve in polvere. Il colore della terra, il grigio, l' ocra. Orme. Tracce. E poi, più nulla. Anche la disperazione, anche la paura costano lavoro : non c' è più volontà . Le Donne, gli Uomini della fatica : della pena. I nostri vecchi. Hanno scavato per sopravvivere, hanno seminato , raccolto. Hanno partorito. E si sono vestiti di nero. Perchè, per cosa? Dove si trova il Paradiso, nascosto forse tra le Avemarie e i Paternostri , tra il profumo delle Rose? Come si fa una Rosa? Con un Cerchio. Un cerchio sospeso come un sole sopra l' urna di marmo. Vestita di tela: il bianco sudario copre l' orco. Vi è pudore, nella nudità. Vi è il rispetto dell' uomo. Per ciò che è , ma soprattutto per ciò che non è. Il rigore della scarnificazione è spinto al limite della rappresentazione e al limite dell' emozione. Oltre le categorie della ragione e oltre le categorie degli affetti vi è il luogo del vuoto, dell' ombra. Qui sorge il pensiero della “differenza”: l' analisi estetica oscilla sopra il vuoto dello spazio , nel punto dell' Essere dove convergono :


indistinzione e distinzione

istinto e ragione

partecipazione mistica e linguaggio

intuizione e prassi

mito e rito

emozione e rappresentazione

sentimento e idea


Il luogo dell' “indifferenza”. L' “indifferenza” radice delle cose. In questo luogo il legno è carne: ogni resto è vittima del sacrificio. E' questo il luogo dell' amore, Cantico dei Cantici, poiché l' amore non conosce le distinzioni : la nudità. L' abisso. “Oltre l' antagonismo, sul limite, lungo il perpetuo scintillare di un fuori, secondo una marginalità radicale e salvifica” : acquasantiera di pietra, scintillio sul pelo dell' acqua. “L' affermatività multipla dell' essere è perciò connotata da un resto, che vive decomposto, residuale, minuto e prossimo, da un' esistenza singolare che offre e chiede lo sguardo ravvicinato: questa esistenza si limita ad essere, ad essere tale qual' è e per essa la figura della vittima, non schiava, è uno stato irreversibile. Alla vittima si rivolge, infatti, solo un etica dell' eco, un pensiero che è anch' esso solo un rinvenire, un disporsi accanto, un affiancarsi alla ripetizione ( o differenza) spostata, disposizione diffusa alla qualità d' ascolto e all' attenzione fluttuante” ( Mariapaola Fimiani, L' arcaico e l' attuale, Bollati Boringhieri, p. 14) .

E infatti Angelo Urbani non piega la materia, la sfiora. Apertura verso una dimensione di sapore orientale, primitiva: la “funzione sintetica” della partecipazione mistica istituisce una “identità sostanziale immediata” delle cose e delle forze che le governano : l' energia , il mana .

Cosi' i legni ritrovati, incorrotti, i legni di una volta: i legni della memoria , possono essere più umani degli uomini contemporanei. Esistenzialismo. Sono incompiuti? La loro parte mancante forse ci è propria . Dobbiamo cercarla in noi, completare loro in noi. Urbani scopre, nel suo percorso artistico, una nuova etica : Genealogia della morale. Egli lucida la pietra, come Aladino : sorgono figurine. Bambini. Come se la pietra avesse un' anima, come se la forza vitale divenisse anime. Ne scaturisce il fuoco? Angelo lo ruba agli dei : questa è la “funzione analitica”: rigorosa riflessione estetica che restituisce ordine al caos. Vi è un ordine intrinseco, immanente alla Natura : estetica . Ordine immaginifico della favola, ordine della parabola: l' immaginale Nous generatore di forme, esplosione di forme. In noi. Attraversando i sentieri Urbani rivive “quel” Segreto del Bosco Vecchio: la danza dei folletti che solamente lo spirito bambino può comprendere e che la stratificazione sulla coscienza cancella, nasconde : forse irreversibilmente. La visione ci dice: noli me tangere, lasciami andare, non mi trattenere. E così ci ritroviamo ad osservare da sempre più lontano , come Mosè , come Drogo, al di qua del limite. Angelo raccoglie dei pensieri : il bosco rimane lassù , nel verde. Il bosco ci vede. Il bosco ci chiama con il suo fiato silenzioso. Il bosco ci lascia i legni: li possiamo bruciare per riscaldarci : crepitando escono le fiamme, escono le anime.





S.Z. 26/09/2013


3


Il segno-parola

nell' Opera di Angelo Urbani


di Sergio Zanone

analisi critico-antropologica





Mi è stato chiesto di parlare sull' Opera di Angelo Urbani. Affronterò l' argomento focalizzando l' attenzione sull' importanza del Segno e del Ritmo, cercando soprattutto di evidenziare il sorgere del paradosso, di superare attraverso l' analisi irrazionale (o l' irrazionalità dell' analisi, anche questo è un ossimoro : l' arte supera qualsiasi tentativo di classificazione, rifiuta il dogma ed apre alla ricerca) il dettato dell' esperienza sensibile che, come la scienza afferma, è un dato statistico.


Il segno: è possibile verificare con precisione come il percorso artistico di Angelo Urbani , dall' inizio ai nostri giorni, si sia sviluppato lungo un cammino in cui l' importanza del segno ha assunto via via sempre maggior peso. Il colore infatti si è rarefatto sino a scomparire quasi del tutto per ridursi alle scale dei grigi, delle ocre, delle terre... sino a trasformarsi in non-colore: il bianco e il nero, pura esperienza dell' esistere, o del non-esistere.



Con le parole di Eugenio Montale , in Ossi di Seppia:


Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture. (pag 34)


Se un' ombra scorgete, non è

un' ombra – ma quella io sono.

Potessi spiccarla da me,

offrirvela in dono. (pag 36)







L' esistenza (il bianco) nella non-esistenza (il nero) oppure l' esistenza (il nero) nella non-esistenza ( il bianco): infatti l' endiadi ontologica, la contrapposizione d' essenza, è reversibile e le coppie non si possono separare, come ci insegna anche la Scuola Tedesca dell' analisi formale dei primi decenni del ventesimo secolo: la Bahuaus. 1 Consideriamo ora questo semplice segno: il tratto










Ecco, il segmento è un segno di colore nero: l' esistenza di questo segmento è quindi ribadita dall' ombra, dal nero, e la non-esistenza dallo spazio bianco che circonda il segno-segmento , lo spazio-libertà che delimita il segno lungo i propri confini e rappresenta la pura potenzialità, ciò che ancora non si è manifestato. Al contrario, quando noi tracciamo il segno nero, togliamo luminosità al foglio bianco: il foglio bianco esiste in quanto illumina e noi, quando tracciamo il segno nero, togliamo una parte dell' esistenza splendente al foglio bianco. Quindi, riassumendo, il segno nero esiste e non-esiste contemporaneamente, e ciò è paradossale: l'esistenza e/o la non-esistenza del segno è definita in base al punto di vista in cui ci si colloca, è cioè un dato fenomenico (Fenomeno = ciò che appare alla percezione). Il segno è una metafora degli oggetti, delle cose esistenti: anche il segno è un ente. Come i segni, anche gli oggetti esistono e non esistono contemporaneamente: il problema rimane aperto. E' necessario quindi considerare la possibilità ontologica, cioè la relazione esistenza/non-esistenza, non come un valore oggettivo, ma come fenomeno dialettico: come disse Eraclito, il polemos , la lotta tra gli opposti che non esistono in sé ma si armonizzano nella realtà da essi prodotta e che scaturisce dalla contesa tra i fenomeni percettivi opposti, polari.2 Quali sono questi fenomeni percettivi che, in quanto frutto relativo dell' esperienza individuale sensibile ( relativo perchè ogni esperienza si fonda sulla memoria diretta - insegnata, istruita – o sulla memoria indiretta - la chiameremo in tal caso memoria genetica o archetipica a seconda della fonte cromosomica oppure psichica delle protostrutture mentali ereditate) esistono e non-esistono contemporaneamente e consegnano la manifestazione dell' Essere alla misura dello sguardo indagatore dell' uomo? E, quindi, alla Domanda?





Sono tutti gli opposti, ad esempio:



il nero e/o il bianco

il vuoto e/o il pieno

il freddo e/o il caldo

il buio e/o la luce

il basso e/o l' alto

il concavo e/o il convesso

il male e/o il bene

il femminile e/o il maschile


e così via



Dalla loro lotta scaturisce la realtà e il divenire delle cose: ogni manifestazione è nel profondo Armonia, equilibrio dinamico in continua trasformazione e non reciproco annientamento. Allorquando una delle polarità , estrinsecandosi, diviene atto ( evidenza percepita) , la polarità opposta si ritira in potenza e sembra così scomparire alla vista : un concetto, questo, che avvicina il pensiero di Eraclito all' idea orientale del Tao, come evidenziò il Prof. Pasqualotto nel saggio Il Tao della physis/Eraclito e il taoismo. Definisco ciò che unisce/divide gli opposti la congiunzione e/o : essa comprende il lógos nel significato etimologico di “legame” ed il dáimon nel significato etimologico di “divisore”. Questo demone ci appartiene, è dentro di noi: come nostro destino il demone è il principe della visione razionale, “principe di questo mondo” poiché attraverso l' intelletto la volontà si appropria, cattura il reale:



e/o, et/vel (lat.) : il demone, l' intelletto ( lo sguardo razionale)



"il fulmine governa tutte le cose" : Heidegger appese il frammento di Eraclito, inscritto sopra una tavoletta di legno, sull' uscio della propria dimora presso la Foresta Nera; il fulmine è lo sguardo dell' intelletto, cosa in sé divina poiché eleva l' uomo , l' animale dotato di intelletto, alla dimensione Olimpica. Ma la folgore è soprattutto l' emblema di Zeus , il padre degli dei e governatore dei mondi: possiamo comprendere come questa scintilla dell' intelletto avesse posto l' uomo in antagonismo con la divinità. Si configura qui, in nuce, l' insorgere di una colpa imperdonabile, come se l' uomo avesse osato rubare e/o , la scintilla dell' intelletto, allo splendore di Zeus3 per elevarsi all' altezza degli dei (la Hybris umana, l' orgoglio ) e sovvertirne il potere. Poiché l' intelletto è fonte del potere. Forse non a caso, quindi, la o/e è anche la lettera iniziale di Edipo , primo fra gli umani (ver.40, Edipo re di Sofocle; Oedipous in Greco, Oedipus in latino: il dittongo oe si pronuncia e, ma la parola latina è preceduta dalla lettera O, il mondo concepito come una totalità da percorrere, il destino di Edipo). Molto bella e significativa è a questo proposito l' opera di Angelo Urbani installata quasi in prossimità della sfera del mondo appesa al soffitto, e quasi una raffigurazione della profezia di Eraclito: due persone viaggiano in direzioni contrapposte , forse si incontreranno o forse no:







Molte strade ho percorso nel vagare irrequieto del mio pensiero

(Edipo re, Sofocle , ver.67)



"Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell'anima: così profondo è il suo lógos".

(Eraclito, fr. 45 Diels-Kranz)














Edipo è un personaggio fondamentale della Tragedia Greca: Aristotele nella Poetica considerò paradigmatica la tragedia Edipo re di Sofocle , intimamente legata alla fenomenologia e psicologia della mente , alle passioni, alle emozioni ma soprattutto alla conoscenza e al pensiero: ciascuno di noi è quindi un Edipo. Non è questo il luogo per riassumere integralmente la vicenda dell' Edipo re, dobbiamo tuttavia fare alcune considerazioni pregnanti:



a) Propria della tragedia è la realizzazione di una catastrofe , vissuta interiormente come katharsis dalle passioni e “oggettivamente” rappresentata come metabolè fra stati fra loro contrari ... processo della “trasformazione” , inteso letteralmente come processo di mutazione di forma, morfogenesi ...secondo Aristotele non è l' opsis, lo spettacolo, la rappresentazione scenica, ma la theoria , come “contemplazione intellettuale” più che strettamente visiva, il fondamento della “purificazione” indotta dalla tragedia...nel rapporto che lega in una relazione non antinomica parà ten doxan e katà to anankaion, l' imprevisto che scaturisce dal necessario, ritroviamo forse la remota ascendenza di una teoria che concepisce la produzione di forme come processo di transizione fra stati. (Umberto Curi,Conoscenza e dolore/Aristotele interprete dell' Edipo Re, Il Poligrafo ed.)







b) L' autoaccecamento diviene l' emblematica cicatrice di una tragica volontà di sapere ... per l' esemplarità assunta dal personaggio sofocleo e dalla sua vicenda è fondamentale che si tratti di cecità autoinferta alla conclusione di un funesto processo conoscitivo – Sofocle consegna alla cultura occidentale l' archetipo del soggetto che si interroga su se stesso e infine punisce l' organo della conoscenza che tante imprese gli ha consentito, ma non di vedersi davvero e di conoscere la propria storia ... l' autoaccecamento porta il soggetto davvero nel cuore delle cose. (Guido Avezzù, prologo a Edipo/variazioni sul mito , Marsilio ed.)





c) Edipo diventò re di Tebe dopo aver risposto alla Domanda della Sfinge (etimologicamente Sfinx, che significa “la strangolatrice”), il mostro dalla testa di fanciulla, il corpo di leone e le ali aquiline , figlio di Echidna e di Tifone, che sbranava le vittime se non avessero indovinato. La Domanda è la seguente: “Quale essere, con una sola voce, ha dapprima quattro gambe, poi due, infine tre, ed è tanto più debole quante più ne ha?”. Edipo rispose l' Uomo. Tuttavia l' indovinello della Sfinge è assai più raffinato della superficiale, anche se corretta, risposta di Edipo. In un certo senso l' indovinello è tautologico, poiché la risposta Uomo coinvolge il destino stesso di Edipo in quanto uomo. La Sfinge in verità ha consegnato ad Edipo la Domanda delle domande, l' Umanità come un sigillo, come un emblema, come un destino : ha chiesto ad Edipo di interrogarsi su sé stesso. Conosci te stesso. Così ogni Uomo si chiede: “Perchè esisto? Chi sono? Dove vado?”. Questa Domanda apre lo spazio del cammino verso la conoscenza , guida l' uomo alla ricerca, lo destina al viaggio suscitando in lui la nostalgia della dimora profonda, il punto dell' Essere in cui gli opposti coincidono e il mondo si fa Uno. Ecco Edipo quindi, l' equilibrista, colui che oscillando tra gli opposti diventa il simmetrico depotenziato, per esso l' “andare incontro” significa nello stesso tempo “fuggire da”:



Edipo nasce con gli occhi integri ed i piedi intatti

Edipo viene abbandonato con gli occhi integri ed i piedi forati (2 fori)

Edipo, rivelata la sua colpa( parricidio ed incesto) si fora gli occhi (2 fori: diviene cieco) ed ha i piedi forati





Il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore di ubriaco

...

ed io me ne andrò zitto

tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.



(Eugenio Montale , Ossi di Seppia , pag 42)









tutto ciò che è vivo sembra esserlo alla cieca

(María Zambrano, Chiari del bosco, cap. gli occhi della notte)





Con la cecità, la visione di Edipo si sposta e sprofonda; da razionale diventa “interiore”, una visione per mezzo dei piedi ( i fori dei piedi come nuovi occhi, ali della notte). Il viaggio nel buio richiede una visione onirica del reale, simile a quella dei veggenti o degli artisti, alla ricerca della “luce stessa che deve passare per le tenebre per darsi a quelli che sotto le tenebre vivi e alla cieca si muovono in cerca della visione che li includa”. Il foro appare come la metafora dello sguardo oscuro della regalità dell' ultramondo, o dell' oltretomba: i bastoni del potere paleolitici sono un esempio evidente. Solamente ora Edipo compie l' esperienza della Medusa , incontra la nuova ragione che, come dice Maria Zambrano in Chiari del bosco (Bruno Mondadori ed.), “allo sguardo immediato che coglie questa presenza reale senza indagarla scientificamente, è la visione dell' origine remota della sede del sentire e del pensiero, o anche di un progetto mai realizzatosi di un sistema nervoso e di un cervello ospitante una forma diversa di pensiero ... è volgere lo sguardo verso gli albori del pensiero greco, l' apeiron, l' indeterminato ... la promessa di questa strana creatura annunciava forse un altro regno nel quale sarebbe sussistito qualcosa del mare, o forse no, se per mare si intende l' abisso nel quale la vita custodisce germi , embrioni, abbozzi di creature ancora ingenerate, e in cui dimorano quelle impossibilitate a nascere, almeno in quest' ordine di tempo”:







così profondo è il suo lógos”



come

medusa nuota nell' acqua

così

psiche vive nell' anima



ma acqua è cielo-inferno

(sfera del desiderio)



sopra l' acqua,

lo sguardo remoto



galleggia, come Mosè,

come Cristo = luce

penetrante, sprofondante





Medusa è la forma del pensiero primitivo in cui gli enti inorganici si fondono con gli enti organici , e tutte le categorie corrono verso l' Uno; dal sangue del capo mozzato da Perseo , páredro della splendente razionale Atena, naquero Crisaore, l' uomo dorato, e Pegaso, il cavallo alato – i meravigliosi esseri. Edipo è destinato , in quanto uomo, ad una nuova esperienza peregrinante del reale; cieco, ha bisogno di un bastone o di un tutore che lo accompagni. Occhi sono i suoi piedi forati, in prossimità del suolo (il livello zero) alla ricerca di tracce, di segni, di orme per poter proseguire. Una fuga impossibile da sé stesso, dagli affetti che sempre in lui permangono come una nostalgia. Questo viaggio è simile al vagare , al vagito di Angelo Urbani per i sentieri attraverso i boschi alla scoperta dei segni della frammentazione della storia. I segni sono segni-parola, ci parlano, chiedono di essere ricondotti all' unità originaria, al vertice della V, al punto della scaturigine che è anche il momento della nascita dell' uomo e la sua vittoria:





la lettera

e”

il bambino che nasce dall' ombra

il suo sorriso4



Edipo è il bambino che nasce, il paradosso iniziale: come Edipo, Angelo Urbani si allontana verso gli spazi inabitati dell' Essere lasciando il deserto alle sue spalle, raccogliendo nel suo peregrinare quei segni meravigliosi, quelle lettere frammentate che sono il sangue della Parola-Medusa, affinchè lo riconducano, come le briciole di Pollicino, alla dimora della creatività.











Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

l' animo nostro informe



...



Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.



(Eugenio Montale , Ossi di Seppia , pag 29)





Con queste parole Eugenio Montale ci dice che, attraverso l' arte, si realizza l' armonia invisibile (aphanés) , il pensiero profondo (leghéin) - in grado di cogliere le connessioni nascoste delle cose - che Eraclito evocò nel frammento :







La Natura ama nascondersi




Esaminiamo ora alcune dei segni di Angelo Urbani, che avvicinano la sua arte alla verbovisività con un chiaro approccio simbolico ed antropologico. Tra i primi segni compare la lettera V , duplicata ( W ) o moltiplicata (WWWWW...), e le lettere U ed Y che ad essa assomigliano ed appartengono alla stessa famiglia funzionale. Troviamo declinata questa lettera, ad esempio, nelle figurine dei bambini con le mani alzate verso il cielo e nelle file delle bandierine delle fiere, oppure disegnata con l' edera sulla parete, incisa sui sassi, scolpita nel bronzo e nel legno, lavorata nel ferro. La moltiplicazione ritmica ne rafforza il significato. Secondo Alfred Kallir (Segno e Disegno/Psicogenesi dell' alfabeto, Spirali/Vel Edizioni), studioso delle basi archetipiche dei grafemi degli alfabeti del mondo e delle loro correlazioni reciproche, “le lettere sono segni-parola, simboli sonori della psiche”; in quanto proiezioni della psiche, esse “conservano l' impatto sessuale delle parole loro imparentate: anche le lettere hanno un genere ... tuttavia le lettere sono di natura proteiforme. La loro origine è poligenetica, di struttura perciò simballica; e simbolica, per le operazioni teleologiche della psiche.Svariate configurazioni prototipe sono concentrate in ognuna di esse; per contro, un solo e medesimo prototipo invade più di un segno scrittura”. Nel caso del grafema :



V




a) “ l' evento simboleggia l' impeto ascendente del nostro anelito spirituale, il dirompere del desiderio metafisico dell' uomo...la lettera v sembra aver fatto la sua prima comparsa come due braccia umane levate al cielo, gesto primordiale della preghiera.” In questo segno è quindi implicito il concetto di sacralità dell' arte in Angelo Urbani : la lettera V rappresenta l' uomo orante. L' immagine dell' orante è un prototipo in molte civiltà antiche. Una linea genetica sembra far derivare l' orante dal geroglifico egiziano dell' uomo che prega attraverso uno sdoppiamento di forme : la prima linea genera la lettera H , di natura prevalentemente maschile ( tipica delle parole adoranti che contengono la H come lettera predominante come ad esempio Halleluja ed Hallo (ing., il saluto augurale che da essa deriva) - la seconda linea genera la lettera Y ( l' uomo adorante con le gambe chiuse, o in equilibrio su una gamba) di fatto ibrida, ma con l' impatto sessuale femminile predominante su quello maschile; per estrapolazione acrocratica (figura retorica della sineddoche: il tutto espresso con una parte, in questo caso la parte superiore V) la lettera V femminile deriva dalla Y per l' eliminazione della I itifallica maschile. Successivamente la V arrotonda il vertice inferiore, di natura maschile, accentuando la natura materna ed assumendo la forma della U, il segno dell' acqua sgorgante simbolo dell Utero femminile. Troviamo negli alfabeti antichi numerose prove della interfunzionalità grafica e fonetica della Y, della V e della U; ad esempio la Y corsiva greca antica si scrive come la lettera v , nelle iscrizioni lapidarie in latino la U è sostituita dalla V, in alcune lingue la Y si pronuncia come la ü francese etc. Orante è l' uomo che accoglie la divinità: paradigmatica a questo riguardo è YHVH, la folla in adorazione, la parola che sostituisce il nome segreto del Dio ebraico. La lettera y (ayn) è la 16a dell' alfabeto ebraico: ע ; 5 la lettera u (vau) è la 7a : ז .


b) La lettera V è intimamente legata dal punto di vista morfologico al triangolo , la 4 a lettera degli alfabeti greco delta Δ ed ebraico ד daleth 6, simbolo del principio maschile (vertice rivolto verso l' alto, simbolo di morte, il triangolo igneo, la punta di freccia, la fiamma, il numero 3 : “tutti gli sviluppi sono assimilati ad una salita, a un movimento ascendente, simboli del fuoco, identificato con il principio maschile e con il fallo, immagine di Shiva il procreatore” , Alain Daniélou, Miti e Déi dell' India, BUR ed.) e di quello femminile (vertice rivolto verso il basso, simbolo di vita in quanto pube femminile ed utero, il triangolo d' acqua, l' arco del cerchio, la mezzaluna crescente, l' onda, il numero 2: “la forza d' inerzia che tende verso il basso, si associa con l' elemento liquido. E' l' aspetto passivo della creazione, identificato con l' organo femminile, sinonimo dell' energia (shakti) o della Natura cosmica (Prakriti)” ) - metafore della montagna e dell' antro, del cielo e della terra. Dalla compenetrazione dei due triangoli si ricava il simbolo di Salomone , la stella di David ebraica a sei punte – che incontriamo anche in altre civiltà ad esempio quella indiana - come simbolo di perfezione cosmica : unione del principio maschile con quello femminile (come evidenziò René Guénon) interpolato poeticamente nel Cantico dei Cantici che proprio a Salomone è stato attribuito:







A proposito dell' esagono stellato, dice Alain Daniélou : “ E' formato da un triangolo igneo che penetra in un altro triangolo, acquoso ... quando i due principi sono uniti, equilibrati l' uno con l' altro, formano quella stella a sei punte, simbolo della terza tendenza, quella orbitante (rajas), grazie alla quale si manifesta l' universo. Il cerchio che talvolta circonda la figura stellata è il campo in cui si esercita l' azione del divenire, cioè il tempo. Quando i due triangoli si separano, il mondo scompare e il tempo cessa di esistere. Il punto limite del mondo che sta per sparire è rappresentato dalla forma a clessidra, il tamburo di Shiva”:










Possiamo istituire una correlazione tra i triangoli maschile e femminile con i corrispondenti trigrammi del' I CHING , l' antico Libro dei mutamenti cinese; tre linee continue , il cielo, corrispondono al triangolo con il vertice verso l' alto; tre linee spezzate, la terra, corrispondono al triangolo con il vertice verso il basso; dall ' unione dei trigrammi otteniamo gli esagrammi 11 Pace e 12 Separazione ; il significato dell' oracolo, come possiamo vedere, corrisponde all' esagono stellato e al tamburo di shiva; la struttura stessa addirittura ricalca la forma della Y (11 Pace) e l' opposto λ ( 12 Separazione):



Oracolo: Il cielo discende.

La terra ascende.
Si uniscono.

Cielo e terra si fondono all' uomo.

L' uomo saggio porta questo accordo al popolo.


Propizio.

Successo.



Oracolo: Cielo e terra si separano l' uno dall' altra.

Tra gli uomini c' è mancanza di comprensione.

I grandi se ne sono andati

e sono arrivati i piccoli.
L'uomo superiore nasconde le sue vere qualità

ed evita le calamità.

Sfugge gli impieghi remunerativi.


Difficoltà

nel mantenere la vostra linea



(da I CHING, Sam Reifler, Armenia ed.)

Il triangolo con il vertice verso il basso e la lettera Y sono sessualmente collegati all' apparato riproduttore femminile, in particolare al pube (delta di Venere), come possiamo chiaramente osservare in questi idoli femminili dell' arte Cicladica ( 2000 a.C. c.ca):









La schematizzazione del corpo umano attraverso i processi di astrazione e geometrizzazione è antichissimo ; essa conduce alla produzione di enti ibridi, contemporaneamente maschili e femminili ( donne in schema vagino-fallico di epoca Gravettiana_25.000 a.C. e Maddaleniana_15.000 a.C: la testa è espressamente fallo, e le gambe sono unite a fallo) , concettualmente analoghi al simbolo di Salomone, che Emilio Villa definisce il “fantastico androginico” (L' arte dell' uomo primordiale, Ed. Abscondita) : “La separazione dei due sessi tende ad essere abolita sotto l'impulso dell' unità immaginaria del simbolo uomo ... possedere ed unificare i due sessi in un emblema neutro può ricondurci a una immaginazione che istituiva la divinità genetica originaria come unica e bisessuale”:




La figura , per lo più, appare estratta dalla orma del tronco d' albero, dell' osso fusiforme, o del tronco di pietra; dalla forma cilindrica, che è emblema fallico. Per la scultura “storica”, si possono ricordare i culti del betilo e dell' asherà, divinità da tronchi di pietra o d' albero... noi riteniamo, in via ipotetica, che la figura antropomorfica, ginecomorfica e androginica, veniva sotterrata, secondo un oscuro rito geolatrico, per nutrire la terra, e regolarne i moti e i cicli, se la figura è scolpita; oppure, se è incisa, o rilevata, o dipinta su superfici, per lasciare emanare gli effetti propri del sacrificio. O, infine, la figura è rappresentata come morta accanto ad animali, o sotto gli animali, come pura celebrazione simbolica del sacrificio funerario”. Tutto ciò esprime il carattere magico espresso nei riti di fertilità che incontreremo successivamente ad esempio nei miti e nei riti di Osiride, Demetra, Adone, Attis, Dioniso etc. analizzati da Frazer nel Ramo d' oro . La lettera Y , l' equilibrio , è quindi una lettera magica; a questo proposito allego una curiosa incisione rupestre di epoca paleolitica Armena (V-IV millennio a.C., prov. Di Sissian a 3000 mt. di altitudine) che ho trovato illustrato nel libro di poesie di Daniel Varujan , Mari di Grano,( edito dalle Edizioni Paoline) :











il piede sinistro della persona raffigurata poggia sul ginocchio della gamba destra, la conformazione è chiaramente una transizione verso la Y. Gli arti tracciano inoltre il tamburo di Shiva. Attraverso la ripetizione dei segni triangolari verso l' alto e/o verso il basso lo sguardo stupito di Angelo Urbani evoca questa primordiale tensione sessuale dell' Umanità, incontro fonte di festa e di fertilità, nello scorrere senza ritorno del tempo scandito dalla ripetizione e frammentazione ritmica degli elementi; la stessa idea esprime Eugenio Montale nella poesia Vento e Bandiere (Altri versi, Ossi di seppia, pag. 25):




Ahimè, non mai due volte configura

il tempo in egual modo i grani! E scampo

n' è: ché, se accade, insieme alla natura

la nostra fiaba brucerà in un lampo.


Sgorgo che non s' addoppia, - ed or fa vivo

un gruppo di abitati che distesi

allo sguardo sul fianco d' un declivio

si parano di gale e di palvesi.


Il mondo esiste... Uno stupore arresta

il cuore che ai vaganti incubi cede,

messaggeri del vespero: e non crede

che gli uomini affamati hanno una festa.










La presenza dell' ombra si avanza nella sera, ombra dionisiaca emergente nelle poesie di Montale e nelle opere di Angelo Urbani: se la compenetrazione dei triangoli maschile e femminile non avviene, veramente la nostra fiaba brucerà in un lampo.

c) Segni similari in alfabeti differenti mantengono in genere lo stesso significato simbolico anche se ruotati sul piano ; la rotazione può essere causata dalla direzione della scrittura ( da destra verso sinistra, da sinistra verso destra, dall' alto verso il basso etc.) o da altri fattori contingenti ( per esempio la modalità di scrittura: incisione con bulini, utilizzo di pennelli, penne etc.). All' interno del medesimo codice però il capovolgimento del simbolo ne sovverte il significato parzialmente o totalmente: ne abbiamo un esempio in questa splendida scena di prothesis (commemorazione funebre) dell' anfora attribuita al Pittore di Hirschfeld, 750 a.C. c.ca (N.Y., Metropolitan Museum), del periodo geometrico attico medio:





Si tratta della commemorazione di un guerriero cioè di un evento di morte: nella parte superiore dell' anfora è raffigurato il funerale; la parte inferiore ricorda invece le imprese belliche in vitam del defunto con il carro a due cavalli, la presenza dei guerrieri muniti del tipico scudo bilobato miceneo. Possiamo chiaramente osservare la presenza delle doppie W capovolte a fianco delle persone piangenti mentre si strappano i capelli durante lamento funebre. Le braccia delle persone in questo caso non sono rivolte verso l' alto, ma sono piegate a formare delle V ruotate di 90° : esse esprimono graficamente il momento di transizione post-mortem , in un rito di passaggio, in cui l' anima del defunto pur avendo abbandonato il cadavere non è ancora entrata definitivamente nel regno degli inferi. (cfr. I Riti di Passaggio, A.Van Gennep). Momento assai pericoloso per i viventi, quindi, i quali sono raffigurati con un naso sovradimensionato: ma è veramente un naso questo, o piuttosto una maschera esorcistica di Anubi di derivazione egiziana? ( Anubi, il dio egiziano con la testa di sciacallo : guardiano degli inferi, psicopompo delle anime). Emilio Villa instaura un parallelismo tra l' antichissimo culto funerario egiziano dell' Occhio sacrificio di Horus e i bastoni forati paleolitici, denominati anche bastoni del comando:





Secondo noi si tratta della raffigurazione della cavità oculare ... nella maggiorparte dei casi il foro è praticato dentro una figura di testa animale: in testa di cavallo, di volpe, di delfino, o di pesce, in testa di renna, in testa di foca o di serpente, e forse di uomo ... l' interpretazione che si può, sia pure con cautela, proporre, è che si tratti di un simbolo di sacrificio funerario dell' occhio di un animale-divinità”. L' idea totemica degli antenati ancestrali non scompare ma si propaga nel corso della storia permeando l' immaginario del mito e del rito, e della fiaba. Frazer (Il Ramo d' Oro) e Lucien Lévy-Bruhl (L' anima primitiva) affermano che la sorgente del potere in origine è vitalità, è energia mistica indeterminata nelle sue varie denominazioni in grado di trasformarsi e moltiplicarsi all' infinito; solo successivamente essa acquisirà quel carattere personale proprio dell' anima o dell' idolo delle religioni più evolute; in origine lo spirito dell' albero è contemporaneamente spirito e alberi ; allo stesso modo tutti i discendenti di un medesimo clan totemico posseggono lo “spirito” dell' antenato, animale o vegetale, del clan. Il potere del re e dello sciamano corrisponde alla capacità magica di concentrare in sé, e di preservare nel tempo, l' energia mistica originaria indeterminata, sorgente di rigenerazione. Dice Lévy-Bruhl sul potere dei crani: “Il possedere delle ossa, e particolarmente di crani, può essere assai vantaggioso, poiché mette in condizione di disporre della forza mistica del morto ... poiché i primitivi non fanno alcuna differenza fra l' uomo e l' animale, c' è da supporre che le ossa e soprattutto i crani degli animali – particolarmente di quegli animali che hanno un alto valore mistico – saranno anch' essi onorati, consultati, pregati, come le ossa e i crani umani”. La stessa cosa facciamo oggi con le reliquie dei Santi. Emilo Villa dice : “Horus, figlio di Osiride, col suo occhio rigenera e vivifica il morto. E' in tutta la liturgia funeraria egiziana, e alcuni testi risalgono all' arcaica letteratura liturgica delle piramidi:


Questo è l' Occhio di Horus,

afferralo perchè sia vittorioso,

e Seth abbia terrore di te.


L' Occhio di Horus è la sua forza.


Horus è il figlio del Dio Osiride; nella religione dell' Antico Egitto Osiride fu ucciso , smembrato e poi i suoi pezzi furono distribuiti e sotterrati in tutto il territorio, prima di essere ritrovati e ricomposti (la resurrezione di Osiride) dalla moglie Iside. Metafora della morte e resurrezione della Natura nel ciclo delle stagioni, nel ciclo della semina e del raccolto, nel ciclo del movimento delle acque ( la stagione delle piogge nell' Alto Egitto , lo straripamento fecondante del Nilo). La forza fecondante non scompare con la morte del Dio: al contrario, essa viene trasmessa alla terra ed è indispensabile per la fertilità del suolo. Così io voglio immaginare Angelo Urbani : come Iside, come i sacerdoti dell' Antico Egitto, per i sentieri dei boschi alla ricerca delle parti del Dio , alla ricerca della forza vitale.


La rottura della linearità segnala un impedimento della forza energetica o spirituale della vita ( il gomito) : così la swastica ha le quattro braccia piegate e sostituisce la croce quando la comunicazione tra il centro e la circonferenza , tra il Sé (atman) e il Mondo, è parzialmente interrotta: la ruota è quindi costretta a girare continuamente su se stessa senza trovare riposo. Lo stesso significato antagonista possiamo ricavare dalla runa algiz dell' alfabeto runico antico (150 – 800 d.C; algiz protogermanico; eohl : antico inglese) , simbolo benaugurante che predice fortuna fisica e spirituale nella posizione ortodossa e quindi fertilità e vitalità , viceversa se capovolto:




il valore fonetico della runa algiz è Z, il valore fonetico corrispondente è R; questa runa significa originariamente alce tuttavia cambierà successivamente nome e significato : nell' alfabeto runico danese e in quello mediovale recente diventa la runa madhr che significa uomo, con valore fonetico M. La forma di questa runa è affine alla runa tyr (suono t,d)




e ricorda quindi quella di un albero; essa è simile al corrispondente simbolo dell' albero negli alfabeti semitici , rappresentato dal carattere cruciforme simmetrico T e alle forme intermedie ( es. alfabeti minoici, es. la Theta e il Tau greci: Θ e T ). L' albero-uomo, quindi: non è un caso che la Beata Anna Khatharina Emmerich nelle sue visioni della passione di Cristo avesse descritto la croce con la forma della runa madhr. Possiamo ora comprendere il significato delle figure contrapposte presentate da Angelo Urbani nella mostra Open House di Bassano del Grappa ( Gennaio 2014) :



si tratta della coesistenza , nel mondo, dei due atteggiamenti costitutivi contrapposti della psiche umana , i tipi psicologici Junghiani dell' Estroverso e dell' Introverso : Epimeteo e Prometeo. Epimeteo, ancorato alla terra, l' uomo ad una dimensione assolutamente pragmatico e privo della dimensione spirituale : la lettera A - prima lettera degli alfabeti (alpha α) greco e (aleph א) ebraico si ottiene capovolgendo la Y; essa equivale anche all' ideogramma uomo nell' alfabeto Cinese; Prometeo, l' idealista con la testa tra le nuvole: entrambi sempre in procinto di cadere dal baratro, sul ciglio dell' orgoglio (hybris). La terra è quadrata, nell' interpretazione Cinese; ma in questo caso il quadrato cela un ulteriore significato. Questa casa rappresenta l' utero terrestre, la tomba: il monito, il memento.


d) La lettera V è una lettera simmetrica; per il principio della sineddoche ( la parte per il tutto ) è anche la mano aperta: l' uomo che saluta. Pensiamo ad esempio al numerale cinque in latino: si scrive V in riferimento alle cinque dita della mano. E i giovani americani, quando si incontrano, si battono il cinque: “Give me five!”.





E' generalmente difficile dare un significato a molti segni paleolitici, ma questo dipinto appare come la sagra della lettera V. I legni antropomorfici di Angelo Urbani sono privi di mani, di volto, a volte di arti - cioè sono privi delle proprie radici. Forse vagare tra i boschi è per lui un modo per cercare, e ritrovare (?) le radici – esse sono il senso profondo che lega Natura ed Umanità. Eugenio Montale scopre le sue radici in una poesia di Ossi di seppia, Angelo le incontra nei girotondi dei bambini esultanti: (pag.45)




la farandola dei fanciulli sul greto

era la vita che scoppia nell' arsura.

Cresceva tra rare canne e uno sterpeto

il cespo umano nell' aria pura.


Il passante sentiva come un supplizio

il suo distacco dalle antiche radici.

Nell' età d' oro florida sulle sponde felici

anche un nome, una veste, erano un vizio.





Nella fanciullezza nomi e vesti sono sovrastrutture inutili : tutto appare semplice ed evidente, non c' è nulla da celare, nulla di simmetrico nè di asimmetrico. Il Vizio è invece un habitus e il nome una maschera della mente. In Montale compare alla fine di questa poesia, proprio nella frase che prelude all' oscurità ed evoca la frattura tra il passato e il presente, la lettera V simmetrica e daimonica ( Vel) , divisoria, che nella poesia successiva di pag 46 diventa ridondante, proliferativa in quei sostantivi che con essa iniziano e che creano la struttura tematica della lirica:




Debole sistro al vento


...


Dirama dal profondo

in noi la vena

segreta: il nostro mondo

si regge appena


...


treman corrotte

le vestigia

che il vuoto non ringhiotte.


Il gesto indi s' annulla

tace ogni voce

discende alla sua foce

la vita brulla.



Vizio → vento → vena → vestigia → vuoto → voce → vita



Il moltiplicarsi della lettera V unisce i termini , tramite la figura retorica dell' allitterazione, in una successione progressiva, una sequenza che testimonia l' ambiguità del simbolo V. Infatti se il Vizio è un abito della mente ( veste – vizio) secondo la filosofia tomistica, in quanto abito riveste: allora possiamo concepire la veste come il “contenente”, ovverosia il segno inciso, la persona, la pelle, ciò che appare pieno , la pura apparenza che è distinta ma non esiste separatamente al contenuto ovverosia il vuoto, il concavo : la cassa di risonanza (cassa armonica) della voce che si rivela , nell' armonia (Eraclito), come vita.














La dinamica del vuoto e del pieno, la dialettica del concavo e del convesso in Angelo Urbani acquisisce una delicatezza stilnovistica; la lettera V estrinseca la sua potenza come Vaso, o come Vasel (vascello):


Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per
incantamento,
e messi in un
vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al
voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi,
vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ‘l disio.


(incipit del Sonetto di Dante Alighieri; notare anche in questo caso l' allitterazione della lettera v e la presenza dell' incantamento; il colore Viola è psicologicamente il colore del “magico” , cfr. il Test dei colori di Max Luscher)


e diviene, dal suo interno, sorgente d' acqua viva di evangelica portata, inesauribile vitalità ; ecco ad esempio un vaso greco del 750 a.C che è allo stesso tempo vaso e vascello, come testimonia la presenza delle acque a forma di W moltiplicata ( o di M , lettera acquatica affine alla W) e degli uccelli acquatici stilizzati :







Nella mostra Linguaggi d' Italia (Padova, 2012) Angelo presentò tre opere: una grande W di Edera fissata alla parete con chiodi, una Costituzione Italiana scomposta nelle singole pagine allineate e fissate con chiodini in un' altra parete e un Vaso di gerani fiorito e cinto di una fascia bianca. La disposizione delle opere ricorda in un certo senso il trittico della crocifissione. Il sacrificio della Parola , in questo caso la Costituzione Italiana - fondamento della Democrazia – è distribuita ai presenti come memoriale del corpo mistico. Ad essa corrisponde la via della dissoluzione ( l' edera dionisiaca che si abbarbica e cresce sulla parete, una volontà di esistenza destinata ad appassire - discende alla sua foce la vita brulla - poiché priva di radici. Angelo disse: mi raccomando, non raccogliete le foglie secche che cadono per terra, fanno parte dell' opera) e la via della rinascita ( la vita biologica che rifiorisce nel verde geranio come una sposa alla finestra con il bianco velo nuziale):








La simmetria è presente nei due bracci della lettera V, il braccio della dissoluzione e quello speculare della rigenerazione dell' uomo:








Nuovamente la forma arcaica della lettera Y, da cui la V deriva come abbiamo già detto per estrapolazione della pars-pro-toto, riunisce nell' asse del corpo (asse di simmetria) gli opposti. Se questa simmetria è originariamente una simmetria di natura sessuale , proiezione archetipica della psiche umana su tutti i fenomeni della natura, la differenziazione dei sessi avviene a partire da un ceppo originariamente neutro che nel nostro caso corrisponde al gambo della lettera Y. Poichè il movimento della Y è ascendente, il corpo neutro rappresenta l' esistenza reale dell' uomo in questo mondo, cioè nel presente, mentre la V rappresenta l' esistenza futura dell' uomo, il corpo nuovo di cui non possiamo conoscere le caratteristiche. L' uomo istituisce così un parallelismo tra la nascita e la morte: secondo la prospettiva futura l' esistenza presente si configura come uterina; noi esistiamo in questo mondo come embrioni in gestazione cui compete il pre-genere che nella lingua latina si definisce neutro: ne-uter7. Come abbiamo già affermato, il presente appare come il regno della negatività in Montale:



codesto solo oggi possiamo dirti

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
























La linea che divide il presente dal futuro è il livello zero, la linea di terra; la lettera Y è parzialmente sprofondata nel terreno, simile alla Grande Madre ( e alle femminili divinità della rinascita, le ipostasi che da essa derivano) signora degli inferi e dei cieli. Osservate questa Dea dei serpenti dell' arte Minoica – 1500 a.C: essa, come la Y sotterranea, sostiene nelle mani i 2 serpenti della dissoluzione e della rigenerazione, del futuro corpo maschile e femminile. Il serpente assume sovente, nella scrittura , il segno del punto di domanda.






Particolare ed molto indicativa anche questa incisione rupestre di epoca paleolitica Armena (V-IV millennio a.C., prov. Di Sissian a 3000) , in cui la proliferazione delle lettere Y e V diventa esplicita in molteplici livelli della figura umana; è notevole la condensazione dei significati del costato, che assume le caratteristiche del mare (l' uomo sommerso) o della terra ( l' uomo interrato):





Eugenio Montale esprime ciò nella poesia dal titolo significativo Portovenere (pag. 37, Ossi di seppia) :











e) Il Volto-Cuore:

il recupero dell' emozione



V come il nuovo volto: il sorgere della bellezza come sintesi della totalità , cerchio del Sé che unisce la mente ed il cuore e si effonde nell' impronta del Volto. Le figure di Angelo Urbani mancano della Parola - Mani, mancano della Parola - Volto: esse cercano il proprio volto e le proprie mani - cercano i Manes (antenati) nell' urna. Per trovare queste parole è necessario sprofondare nell' Ombra: l' ombra è il paese del cuore. Trovare le Parole è sprofondare nel Cuore, penetrare nel vuoto oscuro del vaso. Oscuro paese dell' emozione. Oscuro Eraclito.


Corno Inglese (E. Montale, Movimenti, Ossi di seppia, pag 13)






Scordato? Il suono dimenticato.. I vasi, le coppe della sorgenti, i fiori acquatici, i volti-cuore dell' arte Minoico Micenea.










Ciò che la Natura ama rivelare: la staticità della forma. Ciò che la Natura ama nascondere: i nessi tra i particolari e l' Universale e la qualità conflittuale di queste connessioni, cioè la sintesi della totalità, il fondamento della bellezza. Da questa sintesi sorge l' emozione del Volto-Cuore , come un' onda sonora che si propaga tra gli opposti del volto (armonia manifesta) e del cuore (armonia nascosta).



Ciò disse Catullo nel Canto 86:


Per molti, Quinzia è bella.

Per me è splendida, alta, diritta.

Accordo sui particolari.

Sulla sintesi bella, no. Il fascino manca.

E' un corpo totalmente insipido.

Bella è Lesbia.Perchè è bellissima tutta,

ogni grazia ha rubato a tutte quante.




Dal volto al cerchio attraverso il cuore, un viaggio verso la totalità:









Ecco il piatto di Angelo Urbani appeso alla parete della Biblioteca Civica di Piovene:







Il cerchio-cuore ingloba la croce e la proietta nel centro della totalità: il movimento è centripeto; dalla congiunzione dei due segni, il segno dell' uomo Y e il segno dell' albero T , nasce il piatto-croce. L' esperienza è metafisica, proiettata nel bianco. Come una danza , il cerchio interno con i grani del rosario: i volti dell' Empireo. Un filo collega la sfera dell' umanità alla divinità e attraversa la trinità : ma al centro, in quello spazio dell' anima che nemmeno Dio conosce e dove dimora la libertà (cfr. Meister Echkart), c' è l' Uomo trasfigurato. Qui i volti ritornano uomini.





Il cerchio sta anche alla base del gruppo di persone presente sempre alla Biblioteca : una danza circolare dentro il cerchio magico della tragedia dell' esistere quotidiano. Presenza del capro espiatorio ( cfr. l' etimologia della tragedia da tragos, capro) che dal coro danzante si allontana verso il limite del cerchio: il movimento del capro espiatorio, che sembra piegato da un peso, è centrifugo e prelude al rito di passaggio dalla dimensione profana alla dimensione tabù del sacro. Le persone del coro sono saldamente ancorate al suolo : il capovolgimento della lettera Y ha trasformato l' uomo orante Y nell' anonimo monodimensionale λ. Tragica appare quindi la disperazione fisica dell' uomo contemporaneo senza gli organi della parola e dell' emozione : le braccia innalzate verso il cielo, le mani, il volto, la bocca ( da vāc= parola, sanscr.).




S.Z. 22/05/2014






Bibliografia :









Avezzù Guido, a cura di: Edipo, variazioni sul mito, Marsilio ed.

Broglio Alberto, Kozlowski Janusz: Il Paleolitico, Jaka Book ed.

Catullo , a cura di Enzo Mandruzzato , BUR ed.

Curi Umberto e Treu Martina, a cura di: L' enigma di Edipo, raccolta di saggi Il poligrafo ed.

Daniélou Alain: Miti e Dèi dell' India, BUR ed.

Demargne Pierre: Arte Egea, BUR ed.

Fimiani Maria Paola: L' arcaico e l' attuale, Bollati Boringhieri ed.

Frazer James G. : Il ramo d' oro, Bollati Boringhieri ed.

Heidegger Martin: Saggi e discorsi, Mursia ed.

Kallir Alfred: Segno e disegno, Spirali/Vel ed.

Lanzani Carolina : Religione delfica, F.lli Melita ed.

Leonardi Piero: Sacralità Arte e Grafia paleolitiche, Manfrini ed.

Lévy-Bruhl Lucien: L' anima primitiva, Bollati Boringhieri ed.

Mandel Gabriele: L' alfabeto ebraico, Mondadori ed.

Montale Eugenio: Ossi di Seppia, Arnoldo Mondadori ed.

Pasqualotto Giangiorgio: Oltre la filosofia, Angelo Colla ed.

Reifler Sam : I CHING, Armenia ed.

Van Gennep Arnold: I riti di passaggio, Bollati Boringhieri ed.

Varujan Daniel: Mari di grano, Ed. Paoline

Villa Emilio: L' arte dell' uomo primordiale, Abscondita ed.

Zambrano María: Chiari del bosco, Bruno Mondadori ed.

































1Bauhaus (Staatliches Bauhaus Weimar) Istituto superiore di istruzione artistica, fondato a Weimar nel 1919 da W.Gropius  (Enciclopedia Treccani). G.C Argan, l' Arte moderna 1770/1970, Sansoni: “E' evidente la coincidenza con le esperienze didattiche che si facevano nella Bauhaus sulla genetica della forma: con facile implicazione simbolica, la scuola d' arte è concepita come una forma in formazione. E' il pensiero di Klee sull' origine della linea dal movimento di un punto, della superficie, del volume dal movimento della superficie; e, in una sfera più larga, sull' origine della forma dal continuo e reciproco trasmutarsi di forze attive in passive e di passive in attive attraverso un fattore intermedio ch' è poi il punto morto o ' inerzia della meccanica”.

2 Eraclito, filosofo vissuto ad Efeso tra il VI e il V secolo a.C : "Polemos è signore di tutte le cose" La guerra assurge a simbolo e insieme regola di tutto ciò che avviene nell'universo: questo è caratterizzato da un'armonia superiore consistente nell'unità e identità degli opposti in tensione tra loro (coincidentia oppositorum). Quindi anche per Eraclito la ricerca dell'unità, al di sotto dell'apparente molteplicità e dispersione di ciò che appare ai più, è l' obiettivo primario. ( da www.filosofico.net )

3Z è la lettera iniziale di Zeus: la sua forma ricorda lo zigzagare della folgore; i latini antichi non avevano la lettera z nel loro alfabeto, sostituita foneticamente dalla sillaba ti (pronumciata zi) ; la z fu inserita alla fine come l' ultima lettera dell' alfabeto latino. La Z occupa il settimo posto dell' alfabeto greco antico; è curioso il fatto che il settimo posto dell' alfabeto latino sia occupato dalla lettera G, assai simile come pronuncia alla J alla Di e alla Zi. Zeus è Giove in Italiano, Jupiter/Jovis in latino: la radice arcaica Di ( che si trasformerà in Z,Zi,J,G) significa “splendere”: gli dei che ereditano questa radice appartengono tutti alla stessa funzione, come ad esempio Zeus, Giove, Giunone, Diana , Giano etc.

4Carolina Lanzani, Religione Delfica, F.lli Melita editori: “L' incontro delle due divinità solari, Dioniso e Apollo, avvenne a Delfo... in Delfo si è così operato il più fecondo connubio di principi che mai istituzione religiosa abbia conosciuto...al rituale dionisiaco in Delfo viene in un certo senso mantenuto un carattere segreto ... Apollo è l' interprete di Zeus, veramente il logos della volontà e della verità suprema”. Dioniso : il sole semitico di origine Frigio-Tracia, mistico, sotterraneo, materno, dissolutore delle forme: rappresenta i Molti; Apollo : il sole ariano, guerriero, aereo, paterno, misuratore, costruttore, regolatore delle forme: rappresenta l' Uno: ad Apollo compete la mistica lettera E in oro, inviata come ex-voto dalla romana Livia a Delfo. “La sacra lettera E che si trovava nel tempio di Apollo Delfico .... deve essere considerata con ogni verosimiglianza come l' espressione e il simbolo del principio solare. Abbiamo espressa l' ipotesi che tale lettera rappresenti l' inizio della parola El che significa appunto Sole presso gli antichi popoli semitici. Codesto simbolo solare è dunque Apollineo e Dionisiaco ad un tempo, primordiale e adunque indifferenziato, qualora si consideri la vetustà di tale denomonazione che è certamente da riferirsi all' età preellenica.

5 Gabriel Mandel, L' alfabeto ebraico, Mondadori: Ayn (pr. Aspirazione aspra) significa occhio, colore, sorgente: rappresenta un vaso, l' anima umana, che riceve la benedizione di Dio; poiché questa lettera significa occhio, l' occhio destro guarda al cielo, alla trascendenza , e che danza – l' occhio sinistro che guarda alla terra, alla parola di Dio, e che parla. Una reciprocità tra Dio e la sua creatura; Waw (pr. u) significa uncino, gancio , chiodo: rappresenta la gioia, allude al collegamento fra la terra e il cielo; in pari tempo è simbolo dell' uomo , che ha i piedi appoggiati sulla terra e la testa nel cielo; raffigura l' asse di simmetria, che divide il mondo di destra e il mondo di sinistra, speculari e del tutto simili, pur se il mondo di destra è quello del bene e quello di sinistra è quello del male (cfr. vedi la correlazione del Cristo crocifisso tra i due ladroni); nel mondo dell' anima umana rappresenta le sei ali del Magen David (la Stella di David). Secondo Fabre D' Olivet:... un segno con il quale nessuna parola della lingua ebraica inizia, per cui non dà luogo a radicale alcuno. Indica così l' unicità dell' Uomo?

6 Gabriel Mandel, L' alfabeto ebraico, Mondadori: Dalet, quarta lettera dell' alfabeto ebraico (pr. d) significa porta . Simbolizza il sole, la dualità fertilità/sterilità, l' uomo povero, il penitente. Indicando il numero quattro, raffigura tutto ciò che si riferisce alla tetrade, il Tetragramma JHWH. Essa costituisce l' inizio delle essenze, e allude al mondo dell' acqua e alle sue creature.

7A.Kallir: “Neutro non significa né maschile né femminile (= asessuato), ma Ne-Uter (Not o Ut = non fuori) ... a una più approfondita indagine si rivela un riferimento all' infante nello stadio pre-natale: il sesso del nascituro è incerto perchè è ne-uter, non ancora fuori dell' utero.”