index go to the slide show

Biennale Anterem 2008

“Dire la vita”



Note sull’installazione Land under the sea

Di Angelo Urbani e Armando Bertollo, con musiche di Sergio Zanone

di Paolo Donini



I intervento

Inizialità dell’arte.


La presenza umile e benaugurante delle bandiere allude al carattere inaugurale del segno: in quanto segna, il segno avvia quindi inaugura e augura.


L’arte è iniziale in quanto luogo dell’inizio costante

ed è iniziale il testo in quanto inizia al mondo o, se dir si voglia, inizia il mondo.


L’installazione per suo proprio statuto acconsente allo spostamento dell’opera

e la ri-situa.


L’opera situata nel suo oggetto o nel suo corpo viene spostata nell’ambiente.


Questo scivolamento è nuovamente iniziale: inizia il mondo in quanto l’ambiente viene “segnato”. Il segno che segna l’ambiente lo traduce in habitat.


Questa traduzione trasforma l’osservatore dell’opera in suo abitante. È già progetto abitativo.


Abitare l’arte, fare abitare l’arte.


La presenza dei segni:

bandiere augurali

video marini

pali portatori di tracce

esagramma augurale sul vetro

suoni


i segni hanno modificato questo luogo che già di per sé non è un luogo vuoto, non è bianco.


Questo luogo è accampato temporaneamente dall’installazione che ne ha previsto lo slittamento semantico e il riuso sensibile.


L’installazione, l’in-stallo.


L’essere in–stallo temporaneo del segno in un luogo non deputato: un luogo della letteratura viene condiviso dall’arte.


L’installazione è qui incursione che si posa in-stallo temporaneo e produce un sobbalzo semantico del luogo, poi domani lo abbandonerà.


Il luogo che sostiene l’installazione non è sostrato puro, non è bianco, contiene e conserva storia e funzione, quindi l’in-stallo del segno in esso si configura come dialogo. L’arte si accampa nella biblioteca.


L’installazione dialoga nel luogo della letteratura e lo sovverte, poi domani lo abbandonerà, ma prima lo ha rilanciato in un progetto di condivisione.


L’installazione è nomade ma si accampa in luogo, in situ come si suol dire: il luogo installato si fa logos iniziale, inaugurato dai segni.


I pali sono qui appoggiati e precari. L’essere qui appoggiati dei pali che recano tracce è l’essere nomade dell’in-stallo: la capanna, la iurta dei segni.


Le tracce sui pali, impresse da umili strumenti, da ruote, carriole hanno portato qui la pratica di linguaggi trovati: la traccia è tale se viene trovata.


La traccia augura perché laddove trovata è riconosciuta, quindi saluta.


La traccia riconosciuta saluta.


Il saluto della traccia trovata è iniziale perché indica l’andare del segno, il possibile senso del mondo.


La traccia trovata nel paesaggio è poi siglata dall’esagramma che annuncia la compagnia degli uomini, il loro essere insieme nel senso.


Da qui noi abitanti in-stallo temporaneo, insieme tra i segni, abbiamo una finestra nel video marino dove vediamo soltanto acqua e luce confusa.



La musica echeggia i suoni trovati come orme e li include nella testualità musicale. Le orme vanno nella partitura abitata.


Qualcuno lontano fa qualcosa che da qui noi non capiamo, udiamo i suoni d’acqua e di luce, abbiamo udito la musica che ha quei suoni naturali tra sé come intertestuali.


lI video racconta a noi abitanti nello stallo dei segni che siamo qui eppure lontani.


Siamo lontani da quel mare, da quell’acqua e luce, siamo lontani da un mite lavoro che da qui noi non capiamo.


Eppure da quel varco il segno-video è giunto fin qui nel suo interprete, il segno siede tra noi, forse lo abbiamo riconosciuto in quanto segno-segnato, il segno che ospita è divenuto ospite con noi.


L’in-stallo acconsente a un temporaneo abitare nella capanna dei segni, nell’inizio della traccia trovata ma ravvisa un là fuori.


L’in-stallo sta, nomade e provvisorio, verso un là fuori: che è l’oltre, l’oltraggio.




II intervento

Utopia della scrittura
Attraversando RibeltÓ di Armando Bertollo



La presenza scalfita della parola nel bianco prima ancora che letta è avvistata: in quanto segna, il segno è innanzi tutto visibile.


La scrittura è iniziale in quanto luogo avvistato dall’occhio.


L’occhio coglie il segno nel bianco, scorge la pagina come interezza, campo e aratura.


La scrittura appare in figura.


Aprire il libro è farsi al balcone dei segni a vedere la pagina panoramica.


La scrittura contiene sempre entro ciò che le è proprio, un progetto di calligramma

che sia palese o implicato.


Il proprio della parola è il senso nel suono, della parola scritta è il senso nel suono visibili.


La scrittura che si fa visiva all’intervento del segno che la mappa e la situa rivela una trama già inclusa nel proprio della parola.


Questo disvelamento è nuovamente iniziale: nel libro inizia il mondo in quanto lo “segna” in mappa avvistando nella pagina la testura e il suo paesaggio.


Nella pagina, in filigrana, ecco apparire il paesaggio. È il paesello vocativo: o paesaggio, tra cui il viandante ambula e scompare.


Innanzi al paesaggio della scrittura che si è fatta visiva dacché ha esplicitato in mappa il suo essere in vista, scorta, avvistata, il lettore è invitato a farsi abitante e viandante.


Qui si esce a salire la linea fino a leggere un nome o si scende dall’altra parte a leggerne un altro.


L’occhio cha sale sull’erta o discende per queste chine, rettilinee figure, geometria di zone, e incontra una parola poi l’altra unite/disgiunte da segni che tracciano pezzature trame, aste, baratri, l’occhio è viandante nel nuovo paesaggio.


Fare abitare la scrittura. L’abitata scrittura.


La visibilità dei segni:


lettere, parole

linee

figure

il bianco il nero


i segni hanno modificato il luogo bianco, vi hanno portato l’inizialità inaugurale della parola e insieme la traccia del suo panorama.


La scrittura che si è fatta visiva è mappatura, catasto e ispezione paesistica. Sopralluogo, in quanto luogo sopra posto e super luogo inclusivo.


Questo scrittura scrive e di-segna lo stare della scrittura innanzi e nel paesaggio.


Rileva e alleva il paesaggio nel noto e nel nuovo.


Questa scrittura è di fronte e affronta il paesaggio.


Affrontare il paesaggio è esserne affrontati.


Lo stare della scrittura nel paesaggio (come lo stallo dei segni in ambiente) è proposta: dialogo ecologico in quanto eco di logos.


Lo stare della scrittura nel suo farsi mappa è perlustrazione e ritrovamento di tracce.


Ritrovare le tracce, calcarle, esplicita la configurazione del paesaggio in quanto luogo umano, per un nuovo umanesimo del paesaggio.


Il luogo fattosi umano contiene nella traccia antropomorfa l’utopia umanistica.


Il paesaggio ha segni parlanti, linguaggio di tracce riconosciute in saluti.


Il fine del segno che si è inoltrato nel bianco lasciando e trovando la traccia è la Natura/Cultura.


Ma lo stallo del segno nel bianco è trauma di un secondo e ultimo avvistamento.


Ecco. Il segno che mappa il paesaggio ne scorge oltre la linea l’oltraggio.


La zanzottiana oltranza-oltraggio, il zanzottiano “ti fai più in là”.


È qui in questo eterno profilarsi nel segno, defilarsi dal segno, del luogo umano l’utopia della scrittura.





Archivio dell' Evento

L'incontro dopo l'Happening al bar "Carrarmato" di Verona ; nelle immagini , tra i protagonisti , si riconoscono Flavio Ermini , Ida Travi , Angelo Urbani





Segno cortese di Urbani e Bertollo per i presenti

volantino con immagine di Angelo Urbani

volantino con progetto di Armando Bertollo